Arachidi

Sono allergica alle arachidi. In realtà, sono allergica a tante cose. Al tempo che passa, prima di tutto, e all’abbaiare continuo dei due cani del vicino. Ma soprattutto alle arachidi: se le mangiassi smetterei di respirare di colpo. Mi piacciono però, mi sono sempre piaciute. Adoro il loro profumo, e il rumore che fanno quando si rompono: mi ricordano mio padre, le sue mani grandi e ruvide, con quella fede oro così in contrasto con la sua pelle consumata, e i suoi occhi chiari, le piccole rughe che li accompagnano, il suo sorriso e la sua voce profonda. E mi ricordano il terzo scaffale in alto a sinistra a casa di mia nonna, quello di legno chiaro, dove un barattolo di vetro con disegni oro e blu custodiva tante piccole noccioline già sgusciate, con la solita premura che hanno le madri per queste piccole cose. Oggi invece guardavo mio padre premere sul loro delicato guscio, e romperle, rivelando tutta la fragilità di quella casa che sembrava proteggerle. Sotto al guscio chiaro stava una sorta di carta velina, un po’ più scura, e più sotto ancora, la nocciolina, così protetta, come un bambino avvolto da nuvole di lenzuola. Anche io vorrei qualcuno in grado di rompere questa stupida superficie che mi sta attorno, e svelare e raggiungere quella che sono, e mostrarmela. Forse allora la smetterei di odiarmi, di confondermi con quel guscio ruvido e imperfetto che mi avvolge, e riscoprirei il profumo che sta tra le mani di mio padre e sullo scaffale di mia nonna tra un ricordo ed un altro ancora. Quello che ci portiamo dentro da quando veniamo a questo mondo, che non cambia mai veramente, è quel che rimane di quando eravamo bambini. E’ l’odore dei nostri pomeriggi passati a giocare senza nessun pensiero, nei giorni in cui davvero sapevamo vederci, e sapevamo chi eravamo. Quelli in cui non esisteva differenza tra desiderio e realtà, o tra verità e sogno: eravamo già quello che sognavamo per il nostro futuro, con una convinzione totale, con una forza spaventosa, con addosso quel singolo profumo, il profumo d’arachidi. Piano piano, crescendo, siamo stati noi a cambiare, e a dimenticarlo. Lui è sempre stato lì: ci abbiamo costruito attorno un guscio, forse per rinchiuderlo, forse per proteggerlo, e poi l’abbiamo dimenticato. Eppure basterebbe nulla: la mano di qualcuno che ci vuole trovare, la forza di qualcuno che ci sta cercando, la fame di qualcuno che ci ama, e subito sapremmo come ritrovare chi siamo. Oppure dovremmo noi stessi cercare di scavare oltre la nostra superficie, frugare tra le nostre viscere, cercare il nostro volto bambino, guardarci, chiudere gli occhi, dimenticare la nostra brutta pelle, dimenticare le nostre gabbie, e vivere di nuovo scalzi e presuntosi, con tutta la vita addosso, e nessun corpo.

Annunci

Un pensiero su “Arachidi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...