Poesia/ Fame

È perché abbiamo fame di bellezza

È perché abbiamo fame di bellezza che ci annidiamo nei ritardi 

Nei bar a luci soffuse, nei ristoranti in riva al mare e dentro di noi

L’uno dentro l’altro

Io dentro te e tu dentro quello che sono

E mai dentro quello che vorrei essere

Abbiamo fame e ci stringiamo le dita e speriamo di poterci ferire

Per poterci sentire di nuovo vivi

Vivi nei nostri silenzi 

Nelle tue lunghe attese prima che io scenda dalle scale

E senza nessuna pretesa

Così come viene

In un eternità fasulla che abbiamo inventato su misura per noi

E che lentamente sgretoliamo

Come i muri di un’antica Chiesa, quelli contro i quali abbiamo fatto l’amore

All’una di notte e non per caso

Profani peccatori e un po’ ingenui come siamo sempre stati

Come dobbiamo essere per rincorrerla

Per scovarla senza inciampare in un’ossessione volgare

Per vederla arrivare all’improvviso a sfiorarci il volto

Lei

La bellezza

Che non è mai come ce la saremmo aspettata

Come l’avevamo immaginata la notte

Con la pelle liscia e un vestito da sera

Perfetta

È piuttosto un suono sottile

Un treno che frena e scivolando ritorna a casa

Una madre qualunque che abbraccia il figlio dopo averlo punito

Il tuo viso che scompare nel sole

Tra le ringhiere scomode lungo il fiume

Sulle quali amoreggiano i piccioni e i giovani amanti

E qualche nostro pensiero della notte passata

Dimenticato e sconvolto

Che rimane lì, in attesa.

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